EXOPLANET

L'IMPORTANZA DELLA RICERCA
Tra i tanti interrogativi che per interi decenni hanno impegnato le ricerche degli astronomi, uno tra i più avvincenti riguardava la possibilità di accertare se, proprio come nel caso del nostro Sole, anche intorno allealtre stelle esistessero dei pianeti. Le stelle che ammiriamo come piccoli punti di luce disseminati nel cielo della notte sono infatti corpi celesti del tutto simili al Sole, che invero appare grande e sfolgorante solo perché la sua distanza da noi rispetto agli altri astri è minima. Le stelle sono separate dal Sistema Solare da distanze espresse con il metro degli anni luce e sperare di poter scorgere microscopici dischi planetari annegati nell’abbagliante splendore siderale sembrava un’impresa semplicemente impossibile. In attesa di poterne scoprire uno, si cominciò con il coniare un termine per indicarli: esopianeti, o pianeti extrasolari, perché si parla di corpi celesti che orbitano intorno a stelle che non sono il Sole. 
Quali implicazioni potevano derivare dallo scoprire pianeti prigionieri della gravità di stelle lontanissime? Scoprire altri pianeti, oltre ai nostri otto che tutti conoscono, significava principalmente confermare che i processi formativi che li generano sono fenomeni comuni nello spazio, ma permetteva anche di introdurre una seconda questione, di enorme portata. Se esistono altri pianeti, alcuni di essi potrebbero vantare caratteristiche fisiche ideali per lo sviluppo di forme di vita, oggetto di studio di una giovane scienza chiamata esobiologia. Forse la vita stessa è un fatto ordinario nell’Universo, dipanata nelle sue multiformi espressioni in un panorama che potrebbe andare dalle primordiali forme batteriche alle più evolute esociviltà. La scienza non si occupa solamente di scoperte, ma anche di come poterle compiere e un aspetto molto importante della ricerca è quello di individuare nuove strategie d’indagine e di definire nuove tecniche per la raccolta dei dati.

WASP-43B

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HAT-P-12b

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XO-6B

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HAT-P-36B

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 Ad oggi sono stati messi a punto cinque differenti metodi per evincere la presenza di pianeti circolanti intorno ad altre stelle e i due maggiormente impiegati possono essere descritti anche in queste righe. Il più semplice è il metodo del transito. Se nel suo moto orbitale un esopianeta transita prospetticamente davanti alla propria stella, il suo disco ne bloccherà parte della luce, che apparirà per un breve periodo di tempo un po’ più fioca. Si tratta di una variazione di luminosità estremamente modesta, ma sufficiente per far capire agli astronomi che intorno a quella stella c’è un esopianeta. Il 5 ottobre 1995, M.Mayor e D.Queloz, due astronomi dell’osservatorio dell’Alta Provenza, grazie all’impiego di questo metodo poterono annunciare di avere scoperto Dimidium,il primo pianeta extrasolare della storia. Si tratta di un lontano esopianeta simile a Giove, che orbita in circa 4 giorni intorno alla stella 51 Pegasi.

 

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